Home LIFESTYLE Batteri, fango e depurazione: lo “sporco” dell’acqua che diventa risorsa

Batteri, fango e depurazione: lo “sporco” dell’acqua che diventa risorsa

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impianto di depurazione dell'acqua

Il ruolo dei batteri nella depurazione dell’acqua

Aspidisca cicada, Vorticella convallaria, Acineta. E ancora Colpidium, Carchesium e Opercularia. Nonostante le sembianze da formule magiche provenienti dalla saga di Harry Potter, si tratta, invece, dei nomi di forme semplicissime di vita: i protozoi. Questi organismi unicellulari, insieme a tantissimi altri microrganismi, compiono, comunque, una grande magia: la depurazione dell’acqua.

Immagine al microscopio di batteri dei fanghi attivi
“Fiocchi” di batteri dei fanghi attivi

Batteri, quindi, ma batteri “buoni” che svolgono un ruolo indispensabile per la pulizia delle acque reflue. Il processo biologico di depurazione dell’acqua si basa, infatti, sull’attività di microorganismi di vario tipo (batteri principalmente, ma non solo) volta alla decomposizione di composti organici. E’, infatti, proprio l’attività di una popolazione di microrganismi, la biomassa, che si nutre di sostanze inquinanti (i composti dell’azoto, l’ammoniaca e così via), a depurare il liquame.

La flora batterica della biomassa è composta da decompositori e consumatori:

  • I decompositori, batteri e funghi, riescono a svilupparsi grazie alla sostanza organica disciolta nel liquame.
  • I consumatori, flagellati eterotrofici, ciliati, rizopodi e piccoli metazoi, sono predatori di batteri dispersi e altri organismi. I consumatori più numerosi sono i protozoi ciliati, responsabili della predazione della maggior parte di batteri del liquame, compresi quelli patogeni e fecali.

Il processo biologico di depurazione dell’acqua, chiamato depurazione biologica a fanghi attivi, avviene, quindi, sostanzialmente in maniera naturale.

Un esempio di economia circolare, l’impianto di depurazione di Mancasale

Il compito dei gestori degli impianti di depurazione, come per esempio il Parco Acque Depurate (PAD) di Mancasale (Reggio Emilia), gestito da Ireti (Gruppo Iren), è quello di analizzare regolarmente la biomassa. Questo per assicurarsi che i batteri buoni sopravvivano e che la comunità dei batteri dannosi non diventi predominante.

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Proprio Mancasale, con il suo sistema di depurazione a fanghi attivi integrato a impianti di trasformazione dei materiali di scarto e altri di distribuzione per il riutilizzo, è un esempio eccellente di economia circolare. Il suo ruolo è fondamentale per l’ecosistema del territorio. Nei mesi estivi, infatti, quando cresce il fabbisogno d’acqua per l’irrigazione dei campi, una nuova parte dell’impianto permette la distribuzione (km zero, quindi) di acqua all’agricoltura riducendone significativamente il prelievo durante la stagione. Da depuratore a sorgente, quindi.

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Qui vengono lavorati circa 2.500 m3 di acque reflue ogni ora. Si tratta di un procedimento complesso in grado di generare anche nuova energia dai fanghi di scarto tramite fermentazione.

I fanghi di depurazione del PAD, infatti, vengono trattati per la produzione di biogas utile all’alimentazione di microturbine per la produzione di energia elettrica, recuperando quindi gran parte dell’energia che consuma.