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La moglie di scorta

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Pronto? Buonasera sono Teresa per Iren Mercato, posso parlare con Mariano?”
“Mariano è malato, non può rispondere!”
“Va bene, lei è la mogl…”
“No! Sono sua figlia e qualsiasi cosa lei voglia vendere non mi interessa! La prego,  non chiami più!”.

Roberta aveva altro per la testa. Suo padre, il signor Mariano, non voleva andare a dormire, quella sera.

Erano le 20:50 di un maggio cagliaritano lungo quanto una stagione,  con i giorni che non finivano più. Alla fine, però, Teresa, operatrice in un call center, lo aveva concluso bene: aveva raggiunto il suo obiettivo di vendita, proprio quell’ultimo del mese. Un cliente mandato dal cielo, a fine serata, le aveva aperto le porte del premio produttività attivando due contratti. E lei si era aggiudicata 200 euro in più, mettendo in tasca il campo estivo di tutto luglio per la sua bambina. Quello era il suo obiettivo per il mese di maggio. Era una mamma felice.

Però non era riuscita a parlare con Mariano perché la signora Roberta l’aveva mandata a quel paese. “Ho chiamato troppo tardi, ora non dormirà” pensò preoccupata. E Mariano le rimase appeso ai pensieri, senza lasciarla in pace.

Papà, ti ho acceso la tv, vuoi vedere un film?” Roberta stava cercando un modo per far rilassare suo padre.

Lui stava in piedi in mezzo alla stanza da letto, in pigiama. Indossava una sola pantofola, l’altra se l’era messa come una baguette francese sotto l’ascella, nel modo più naturale del mondo. Appena Roberta gli rivolse la parola lui sembrò scosso:

“Lei chi è? Chi l’ha fatta entrare? Vada via o chiamo i Carabinieri!”.

Roberta trasalì e d’istinto lo rimproverò:

“Papà ma che dici? Per favore, sono stanca vorrei riposare anche io”.

Mariano aveva 96 anni ma balzò dalla poltrona come una furia, nel tentativo di raggiungere il telefono, voleva chiamare il 112. Roberta lo anticipò e afferrò il cordless prima di lui.

“Papà…” insistette lei con la voce quasi rotta dal pianto.
“Chi sei? Che cosa vuoi da me?” gridò Mariano indietreggiando spaventato.

Nella testa di Roberta ricordi, desideri e aspettative non facevano più la quadra con la realtà. Frugò ostinatamente tra tutta quella confusione di sentimenti e ci trovò una donna forte da buttare in campo: davanti a lei c’era papà Mariano ma quella figlia fragile e un po’ viziata quale era sempre stata se n’era appena andata per sempre.  Smise di cercare il padre di una volta e parlò con quello nuovo:

“Sono la vicina di casa signor Mariano – gli disse per tranquillizzarlo –  mi ha mandato sua figlia Roberta per controllare che vada tutto bene e per dirle che è ora di andare a dormire” .
“Ah, mia figlia? Le dica che non ho ancora sonno. E poi Tinna non è ancora rientrata”.

Mariano e Teresa, Tinna, si erano conosciuti nel ‘43 a Cagliari. Era il 28 febbraio e in mezzo a una via Sant’Efisio tutta distrutta dalla visita dei bombardieri alleati, i due si erano ritrovati davanti alla chiesa di santa Restituta, o di quello che ne restava, vivi per miracolo. Da quel momento non si erano più lasciati, e tutta la loro vita se l’erano ballata meravigliosamente su un passo a due, fino a quando Teresa aveva deciso di esser troppo stanca e, al traguardo dei 92 anni, si era spenta serenamente.

Il telefono squillò di nuovo, improvvisamente, tra le mani di Roberta. Mariano glielo strappò come se non stesse aspettando altro, e rispose:

“Pronto?”
“Pronto? Sono sempre Teresa, per Iren Mercato, posso parlare con Mariano?”
“Teresa!! – esclamò Mariano – Finalmente! Ma dove eri finita? Ero in pensiero”

A Roberta mancò il respiro e le parole rimasero incastrate tra le labbra. Attivò il vivavoce per sentire cosa stesse succedendo.

“Sono ancora a lavoro Mariano, oggi farò tardi, volevo avvisarti. Ma tu stai tranquillo, vai a dormire che poi quando ho finito vengono a prendermi i ragazzi”
“Va bene, Tinna. Ma non fare troppo tardi. E poi non sbattere le porte quando rientri, lo sai che ho il sonno leggero”
“Non ti preoccupare, starò attenta. Saluta Roberta, sogni d’oro”

Mariano salutò Tinna, e poggiato il telefono sul tavolo, si diresse verso la camera da letto:

“Mamma ti saluta, io vado a dormire, buonanotte”.

Mariano, riconoscendola, aveva appena restituito a Roberta la sua identità e lei, ancora a metà tra i panni di figlia e quelli di vicina di casa, si abbandonò sulla poltrona. Voleva esplodere nel pianto che le era rimasto in gola da prima, ma non voleva farsi sentire da Mariano e ingoiò i suoi singhiozzi duri come il marmo.

“Signora Roberta…”

Dall’altra parte del telefono c’era Teresa, ancora in linea, e ancora a metà tra i panni di signora Tinna e quelli di un’operatrice telefonica per conto di Iren Mercato.

Roberta ripensò al momento in cui aveva mandato Teresa a quel paese, una mezz’ora prima.

“Signora Roberta…” ripeté Teresa con calma “scusi se ho richiamato ma…”
“Scusa tu Teresa” la interruppe.
“Stia tranquilla signora, mio nonno ha 86 anni e ogni volta che mi vede è convinto che io sia mia nonna. Sono abituata a fare la moglie di scorta, farlo due minuti in più al giorno per telefono non mi costa davvero niente, per questo ho richiamato”
“Non so come ringraziarti, Teresa” rispose Roberta scoppiando in lacrime
Una cosa può farla, signora Roberta: il mio lavoro è vendere contratti luce e gas per Iren Mercato; se le va può attivare un’offerta. Domani però, così comincio bene il mese. Sa… è per il campo estivo di mia figlia, per quello di agosto”.

 


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